Tokyo, incredibile Warholm: mondiale a 45.94!

03 Agosto 2021

Sensazionale record del norvegese che disintegra il precedente 46.70. Da urlo anche Benjamin 46.17 e Dos Santos 46.72. Ottavo Sibilio. Promossi alla finale i triplisti Dallavalle (16,99) e Ihemeje (16,88) e nei 200 Desalu (20.29)

 

di Marco Sicari

Altri due finalisti (ed un semifinalista) per la squadra azzurra nella pazza giornata che vede il norvegese Karsten Warholm siglare un impensabile record del mondo dei 400hs: 45.94, ovvero 76 centesimi meglio del limite precedente (il 46.70 centrato a Oslo il primo luglio di quest'anno), nella gara che vede Alessandro Sibilio piazzarsi all'ottavo posto (48.77: è il quinto azzurro ad aver già concluso tra i primi otto). Lo statunitense Rai Benjamin è secondo con 46.17, oltre mezzo secondo in meno rispetto al vecchio record del mondo. Andrea Dallavalle (16,99, vento -0.4) e Emmanuel Ihemeje (16,88, -0.7) superano la qualificazione del triplo e approdano alla finale di giovedì mattina (ore 4:00 italiane). Primo degli esclusi Tobia Bocchi (16,78, -0.1). Promozione alla semifinale dei 200 metri per Fausto Desalu, il cui 20.29 (-0.4) vale il quarto posto assoluto al termine del primo turno (eliminato Antonio Infantino, 20.90, -0.7). Il secondo titolo della mattinata di Tokyo va alla tedesca Malaika Mihambo, oro nel salto in lungo con la misura di 7,00 (0.1). L'argento va alla statunitense Brittney Reese (6,97), bronzo alla nigeriana Ese Brume (stessa misura). Nella sessione serale (ora di pranzo italiana), otto azzurri in gara: tra loro, Sara Fantini, che sarà impegnata nella finale del lancio del martello. 

Warholm scherza con il primato del mondo: è il primo al di sotto dei 46 secondi

Una gara così, molto probabilmente, non la immaginava nessuno. Nemmeno Karsten Warholm, il cui record del mondo, stabilito questa mattina a Tokyo, un incredibile 45.94, è prestazione che va oltre i limiti del razionale. È il primo uomo della storia a correre i 400 metri con ostacoli in meno di 46 secondi, ed è stato capace di migliorare il limite precedente (il 46.70 da lui stesso ottenuto solo il primo luglio di quest’anno a Oslo) addirittura di 76 centesimi. Dopo che, va ricordato, c’erano voluti 29 anni per superare il 46.87 di Kevin Young. Un’impresa siderale, che per certi versi rappresenta (almeno in termini di rilievo del miglioramento) l’8,90 nel lungo di Bob Beamon a Mexico City 1968. Un terremoto frutto di tanti fattori diversi, a cominciare dal confronto tra straordinari – e giovanissimi – rappresentanti della specialità. Warholm ha infatti dovuto sudare le classiche sette camicie per battere lo statunitense Rai Benjamin, apparso addirittura in grado di attaccarlo fino all’ultima barriera, e battuto poi per poco più di due decimi. Arrivare secondi in 46.17, ovvero con oltre mezzo secondo di vantaggio rispetto al record del mondo precedente, può rappresentare un trionfo della frustrazione (probabilmente solo in parte attenuato dall’argento olimpico e dal primato continentale nordamericano); concetto che potrebbe essere applicato al brasiliano Alison Dos Santos, il cui 46.72 (record continentale sudamericano) vale “solo” il bronzo. Una gara impossibile, nella quale Alessandro Sibilio chiude all’ottavo posto in 48.77; e si potrebbe aggiungere che lo straordinario progresso fatto registrare dall’azzurro nella semifinale di due giorni fa (corsa in 47.93) ha rappresentato una sorta di anticipo della festa cronometrica di oggi. Troppo veloce l’avvio perché il napoletano potesse sperare di rimanere perlomeno in orbita, per tentare di piazzare il suo ormai noto finale. Solo applausi per lui, nel momento clou di una stagione superlativa. Tornando alla gara-mostre di Tokyo, vanno notati un paio di altri dettagli. Kyron McMaster, quarto, riesce nella poco piacevole impresa di non salire sul podio malgrado un iperbolico 47.08; il qatarino Samba, quinto in 47.12, è l’unico (con Sibilio) a non realizzare il primato nazionale, limitandosi allo stagionale.

“Abbiamo visto una delle gare più veloci della storia dell’atletica - le parole di Sibilio, incredulo e felice - quello di Warholm è un tempo da semifinale mondiale dei 400… senza ostacoli. Mostruoso Karsten ma dietro ci sono un Benjamin e un Dos Santos eccezionali. Da parte mia, tanta, forse troppa emozione. Ho spinto in semifinale, ho dato tutto per entrare in questa finale e oggi ho provato a stare insieme agli altri fino al quinto ostacolo, uno sforzo - sommato a quelli dei turni precedenti - che poi ho pagato nella seconda parte di gara. È stato un vero un miracolo entrare tra i primo otto, ora me la godo, ma non è ancora finita. C’è una 4x400 che lotta per qualcosa di davvero importante. E c’è un muro da abbattere che dura da tantissimi anni (il riferimento è al record italiano di Stoccarda 1986, 3:01.37, ndr). Questo 2021 magico? Non ho ancora capito cosa sia successo, lo capirò più avanti, quando mi fermerò. L’anno scorso correvo intorno ai cinquanta secondi ed esultavo all’arrivo, ora 47.93 e me la gioco con i migliori. Inizia un’altra vita. Una vita da atleta di livello mondiale”.

Desalu nelle semifinali dei 200 con il quarto tempo assoluto

Un azzurro nelle semifinali del mezzo giro di pista. È Eseosa Desalu, che supera lo scoglio delle batterie con un buon 20.29 (-0.4) e guadagna l’accesso alla semifinale delle 13:50 (ora italiana). Eliminato invece Antonio Infantino, il cui 20.90 (-0.7) non è sufficiente per la promozione (l’ultimo tempo di recupero è il 20.53 dell’irlandese Reid). Alla fine del round, risalta l’ottimo risultato di Desalu: il suo è il quarto tempo assoluto, nella lista guidata con 20.01 dallo statunitense Kenneth Bednarek. In effetti la batteria dell'azzurro è la più veloce in assoluto: la vince proprio Bednarek, che precede il dominicano Yancarlos Martinez (record nazionale di 20.17) e l’emiliano. L’altro statunitense Noah Lyles, vincitore della sesta batteria in 20.18, è l’unico a inserirsi davanti a Desalu nello score complessivo. La gara del ragazzo di Casalmaggiore è molto positiva; lo start è meno produttivo di quello dei diretti avversari, ma la rimonta che ne consegue, in particolare tra i 50 e i 150 metri, è davvero efficace. Bednarek la chiude nettamente al comando, seguito all’esterno dalla sorpresa Martinez. Nei metri finali, corsi senza particolare impegno, il cinese Xie piomba su Desalu, generando un sussulto. Ma il margine a favore dell’italiano è ancora chiaro (5 centesimi). Nella serata giapponese (l’ora di pranzo italiana) si correrà per determinare la top-eight della specialità.

Due azzurri nella finale del triplo: come Londra 2012

Due italiani anche nella finale del triplo. Si tratta di Andrea Dallavalle (16,99, vento -0.4) ed Emmanuel Ihemeje (16,88, -0.7), piazzati rispettivamente al settimo e nono posto della qualificazione dell’hop-step-jump. Fuori invece Tobia Bocchi (16,78, -0.1), tredicesimo e primo degli esclusi, beffato nel round conclusivo ed eliminato per 5 centimetri. Subito un buon inizio da parte degli azzurri. Nel primo turno, Andrea Dallavalle atterra a 16,99 (-0.4), Emmanuel Ihemeje fa 16,88 (-0.7) e Tobia Bocchi 16.78 (-0.1). Tutti e tre si piazzano tra i primi dodici, con il solo Bocchi (decimo) collocato in zona pericolosa. Prima dello start va registrata una defezione importante: quella del cubano Andy Diaz, terzo nelle liste 2021 con un significativo 17,63.  Al termine del secondo giro cambia poco, con tutti e tre gli azzurri ancora tra i primi dodici, ma con Bocchi che scivola fino all’ultima piazza utile (Dallavalle sesto, Ihemeje ottavo). Il portoghese Pedro Pablo Pichardo realizza un salto superlativo, misurato addirittura 17,71, la miglior misura di sempre in una qualificazione olimpica. Puntuale, al terzo round, arriva il salto beffa (per gli italiani): lo realizza il turco Necati Er, toccando i 17,11. Quanto basta per escludere Tobia Bocchi, tredicesimo, fuori dalla finale per 5 centimetri. L’ultima misura di ammissione è il 16,78 di Fabrice Zango. Due italiani nella finale dei Giochi (giovedì mattina, alle 4:00 italiane, le 11 locali). Esattamente come a Londra 2012, in una serata magica, quando Fabrizio Donato fu terzo, e Daniele Greco quarto.

Finale thrilling nel lungo donne: Mihambo all'ultimo salto

C'è voluto l'ultimo turno di salti, per assegnare l'oro del lungo donne. A prenderselo, la tedesca Malaika Mihambo, capace di toccare i 7,00 (0.1) nel momento conclusivo, al termine di una vera e propria battaglia. L'argento va alla statunitense Brittney Reese (6,97), seconda come quattro anni fa a Rio, dopo l'oro conquistato a Londra 2021; bronzo alla nigeriana Ese Brume (anche per lei 6,97), sul terzo gradino del podio come ai Mondiali di due anni fa a Doha. 

 m.s.

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